Denaro di Carlo Magno, diritto Denaro di Carlo Magno, rovescio
denaro di Carlo Magno
10 groschen austriaci, diritto 10 groschen austriaci, rovescio
groschen austriaco
1 grosz polacco, diritto 1 grosz polacco, rovescio
grosz polacco

Il denaro d’argento si diffuse nell’Europa occidentale altomedievale. La trasformazione della circolazione dopo l’Impero romano non seguì ovunque lo stesso ritmo: monete auree, argentee e bronzee ebbero ruoli diversi secondo le regioni e i rapporti commerciali.

Nei regni postromani continuarono a circolare e a essere imitati nominali tardoantichi, fra cui il solido e il tremisse d’oro. Il sistema carolingio non conservò però un rapporto fisso fra un solido aureo romano e dodici denari d’argento: il soldo medievale era soprattutto un’unità di conto. La continuità dei nomi non equivale alla conservazione di metalli, pesi e valori.

Le riforme di Pipino il Breve, alla metà dell’VIII secolo, rafforzarono il controllo regio sulla coniazione e si basarono sul denaro d’argento. Non si trattava quindi di un sistema ancora imperniato sul soldo aureo romano.

Con la riforma di Carlo Magno del 793–794 si consolidò un sistema di conto di 1 libbra = 20 soldi = 240 denari. Dalla libbra d’argento carolingia si ricavavano teoricamente 240 denari, di circa 1,7 grammi ciascuno. Il denaro era la moneta d’argento normalmente coniata; libbra e soldo servivano soprattutto a esprimere somme. Il peso effettivo degli esemplari poteva variare.

Nella Mercia di Offa si coniavano nello stesso periodo penny d’argento, nel contesto degli scambi con il continente. Il penny inglese e il pfennig germanico sono confrontabili con il denaro per funzione, ma non vanno presentati come esiti identici di un unico provvedimento. La struttura di conto medievale ebbe una lunga eredità nella sterlina, nella lira e nella storia del franco, attraverso riforme e sviluppi nazionali distinti.