La corona fu introdotta nel 1873 con l’Unione Monetaria Scandinava, nata tra Danimarca e Svezia e allargata nel 1875 alla Norvegia. Le tre nazioni conservarono le proprie zecche e le proprie emissioni, ma adottarono una stessa unità monetaria fondata sul gold standard e liberamente circolante nello spazio dell’unione.
La nuova moneta venne suddivisa in 100 øre. In Danimarca e Norvegia la denominazione fu Krone, mentre in Svezia si affermò la forma Krona. Alla stessa radice appartiene anche la Króna islandese, sviluppata nell’area monetaria danese e poi proseguita come valuta nazionale propria.
Nel contesto del Marengo, la corona va letta come una moneta di unione monetaria regionale: un caso affine, per ruolo storico, a quello dell’Unione Monetaria Latina, ma riferito all’Europa settentrionale.
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| Corona danese | |
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| Corona norvegese | |
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| Corona svedese | |
L’accordo tra i tre paesi fissava un rapporto comune con l’oro e rendeva equivalenti le monete emesse dalle diverse autorità nazionali. Le monete da 20 e 10 corone venivano coniate in oro; i tagli da 2 e 1 corona e da 25 e 10 øre in argento; i valori da 5, 2 e 1 øre in bronzo.
Il sistema rimase operante anche dopo la dissoluzione dell’unione politica tra Svezia e Norvegia nel 1905, ma entrò in crisi con la sospensione della convertibilità aurea nel 1914, allo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Da quel momento la cooperazione monetaria si indebolì progressivamente, mentre corona, krona e krone continuarono come valute nazionali distinte.
La pagina mantiene quindi un duplice interesse: da un lato documenta una delle più significative esperienze di unione monetaria europea prima dell’euro; dall’altro collega le attuali monetazioni di area nordica alle loro radici storiche comuni.