Monete turche
Storia monetaria della Turchia, dalle radici antiche alla lira
Dalla Lidia alla monetazione romana
La storia delle monete nei territori dell’attuale Turchia comincia molto prima della repubblica. Nell’Anatolia occidentale il regno di Lidia e le città greche furono protagonisti delle prime coniazioni: alle emissioni in elettro, una lega di oro e argento, seguirono anche serie distinte nei due metalli. La ricerca dell’Istituto archeologico austriaco sulla Lidia chiarisce questo contesto. Le successive monetazioni ellenistiche e romane appartengono a poteri e sistemi diversi, anteriori alla lira nazionale.
Costantinopoli e la monetazione bizantina
La monetazione bizantina prosegue la tradizione dell’Impero romano d’Oriente. Costantinopoli, l’odierna Istanbul, fu capitale e grande centro di coniazione: le sue monete circolarono in territori molto più ampi dei confini della Turchia attuale. Il percorso del Kelsey Museum dell’Università del Michigan mostra come ritratti imperiali e immagini cristiane esprimessero l’autorità dello Stato. Per gli scambi di maggiore valore e i pagamenti pubblici aveva un ruolo centrale il solido d’oro, ereditato dalla monetazione tardo-romana; le monete di bronzo servivano anche agli acquisti quotidiani.
La riforma di Anastasio del 498, convenzionalmente usata come inizio della fase numismatica bizantina, riorganizzò il bronzo in multipli del nummo. Il follis da 40 nummi porta spesso sul rovescio la lettera greca M, indicazione del valore: un esempio è illustrato nello studio didattico dell’Università di Heidelberg. Nei secoli successivi pesi, titoli e nominali mutarono: la pagina sulle monete bizantine segue anche il passaggio dal solido all’iperpero. Questo raccordo riguarda la storia monetaria dei territori e delle autorità che li governarono; non attribuisce le emissioni bizantine allo Stato turco moderno.
Dalla monetazione ottomana alla lira repubblicana
La conquista ottomana di Costantinopoli nel 1453 segnò la fine dell’impero bizantino, ma non l’inizio della monetazione ottomana, già esistente. La sovrapposizione cronologica e il mutamento dei territori impediscono di ridurre il passaggio a un semplice cambio di nome della stessa valuta.
Nell’Impero ottomano la moneta cambiò: l’akçe d’argento, le emissioni di rame e la successiva monetazione aurea rispondevano a funzioni differenti. La storia della zecca turca ricostruisce la rete delle officine e il controllo esercitato sulle coniazioni.
La lira ottomana precede la lira della Repubblica proclamata nel 1923, ma le trasformazioni dello Stato, delle emissioni e del potere d’acquisto richiedono di distinguere le diverse fasi. La banca centrale repubblicana iniziò a operare nel 1931. Nel tardo Novecento l’inflazione portò a valori nominali sempre più elevati, riconoscibili nelle monete da decine e centinaia di migliaia di lire. Il 1° gennaio 2005 una nuova lira sostituì un milione di vecchie lire: furono eliminati sei zeri e le nuove emissioni adottarono le denominazioni Yeni Türk Lirası e Yeni Kuruş. La cronologia della Banca centrale distingue questa redenominazione dal passaggio del 2009, quando fu eliminata la parola Yeni, «nuova», senza un’ulteriore conversione di valore.
Le due serie fotografate
La galleria della vecchia lira presenta i tagli da 25.000, 50.000, 100.000 e 250.000 lire. La serie del 2005 mostra invece 1, 5, 10, 25 e 50 nuovi kuruş e una nuova lira, suddivisa in cento kuruş. Il confronto rende visibile il cambiamento di scala: 250.000 vecchie lire corrispondevano a 25 nuovi kuruş. Questa equivalenza riguarda il cambio della riforma, non la quotazione collezionistica delle monete. I tagli bimetallici da 50 kuruş e una lira si distinguono anche per la disposizione dei colori del centro e dell’anello. Dal 1° gennaio 2009 entrarono in uso monete con nomi, dimensioni e disegni rinnovati: la presentazione istituzionale del passaggio ne conferma la parità di valore. La galleria conserva gli esemplari della fase precedente con la parola Yeni.



















